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Archive for ottobre 2008

 

Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Martina Gedek, Ulrich  Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert.  

Titolo originale Das Leben der Anderen. Drammatico, durata 137 min. – Germania 2006.

 

Inizia con un’agghiacciante lezione su come la Stasi, la polizia segreta della DDR, conduce gli interrogatori ai nemici dello Stato, quest’opera prima del regista Florian Henckel von Donnersmarck. A condurli troviamo il capitano Wiesler (un ottimo Ulrich Mühe), diviso tra metodica e spietata freddezza e il bisogno di evadere dalla propria solitudine. Sullo sfondo, il drammaturgo che dovrà spiare costantemente, cercando un cenno di dissenso al Partito, e la sua compagna (una splendida e fragile Martina Gedeck). Colpisce nel profondo il personaggio di Mühe, destinato dalla fedeltà ad un regime che sente proprio a vivere attraverso le vite degli altri (titolo notevolmente azzeccato), impossibilitato dal suo rigore a viverne una propria che lo soddisfi appieno. Dall’impassibile, granitica freddezza, si lascia lentamente scoprire, abbassa le difese, avverte l’affinità con le stesse esistenze che sta violando. Vittima e carnefice risultano così paradossalmente uniti dagli stessi ideali: percorrendo strade parallele, in un susseguirsi di eventi sempre più incalzanti, finiscono per incrociarsi e scontrarsi, sgretolando dolorosamente il muro delle proprie convinzioni e delle proprie distanze, in un epilogo che commuove, lasciando però l’amaro in bocca.

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Regia: Peter Hedges, USA 2003 
Cast: Katie Holmes, Oliver Platt, Patricia Clarckson

 

April è una ragazza dal passato (e presente) problematico: non va d’accordo con sua madre, malata di cancro, vive con un ragazzo di colore in un povero quartiere newyorkese e non vede la sua famiglia da molto tempo. Nonostante tutto, la possibilità di riallacciare i contatti arriva con il Giorno del Ringraziamento, dove April tenterà (con non poche peripezie) di preparare il pranzo per i suoi familiari. 

Commedia piacevole, girata con grande leggerezza e sensibilità: gli attori sono tutti bravissimi, perfino Katie Holmes, che riesce a dare una bella verve al personaggio ‘estremo’ di April; Patricia Clarckson è devastata e devastante, dura e affilata come un rasoio, davvero dirompente. Fotografia ‘sporca’, colonna sonora quasi assente, sembra quasi di ‘spiare’ la vita della protagonista e dei personaggi che le ruotano intorno. Nella Hollywood delle commedie ipersofisticate, non è facile trovare piccoli film come questo, capaci di dare nuova linfa a soggetti visti e rivisti

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Un film di Todd Solondz. Con Ben Gazzara, Lara Flynn Boyle, Jared Harris, Dylan Baker. 

 
Titolo originale Happiness . Drammatico, durata 140 min. – USA 1998.

 

Le tre sorelle Jordan conducono vite totalmente diverse l’una dall’altra: Joy, sognatrice, fragile e indifesa, ha lasciato il compagno e il lavoro alla ricerca di un qualcosa che la faccia sentire realizzata; Helen, scrittrice di successo, ha perso la vena creativa e la fiducia nelle sue capacità; Trish, perfetta moglie/madre/donna di casa, conduce una vita senza alcuna pecca con un marito altrettanto perfetto e psicologo affermato, che nasconde però un orribile segreto. Le loro esistenze si scontreranno/intrecceranno con quelle di altri personaggi, altrettanto insicuri, fragili e disperati. Ognuno di essi, comunque, ricercherà (a suo modo) la felicità.

Pur presentandosi come una commedia, il film di Solondz non fa davvero ridere; certo l’umanità che presenta è spesso squallida ai limiti del grottesco, ma ogni personaggio porta in sé un concentrato di dolore, rabbia, solitudine e disperazione che finisce per scontrarsi con il mondo, con ogni altra persona, con i propri limiti personali. Tecnicamente e recitativamente è un film impeccabile: bella fotografia, musica che stride con ciò che viene rappresentato (spesso musichine allegre o musica classica a sottolineare momenti dolorosi o decisamente patetici), attori tutti straordinari e in parte, sceneggiatura molto stilizzata; eppure questo film riesce a colpire e a disturbare nel profondo, per le tematiche trattate, per il modo inusuale con cui vengono trattate, per la profonda umanità che traspare da ogni personaggio, anche dal peggiore di tutti.
Decisamente cult almeno tre scene: quella iniziale (Jon Lovitz da standing ovation), quella onirica (agghiacciante), quella della ‘chiacchierata finale’ tra padre e figlio (super-agghiacciante).

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Un film di Sean Penn. Con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keneer, Vince Vaughn, Krister Stewart, Hal Holbrock. Genere Drammatico colore 148 minuti. – Produzione USA 2007. – Distribuzione Bim

Tratto dal libro di Jon Krakauer, “Nelle terre estreme”, il film di Sean Penn racconta la storia vera di Christopher McCandless, che fresco di laurea abbandona famiglia e carriera alla ricerca della verità; il suo viaggio attraverso gli Stati Uniti, visto come una sorta di rinascita, che dall’adolescenza alla maturità porterà il suo protagonista a una nuova, importante e devastante (ma liberatoria) consapevolezza, lo condurrà nelle terre vaste, selvagge e desolate dell’Alaska. Attesi per ben 10 anni i diritti per girare il film, Penn realizza un’opera d’intensa sensibilità, esplorando con grande bravura il tema della fuga e quello della profonda ricerca e conoscenza di sé. Guardando il film, inoltre, non si può fare a meno di notare quanto il regista abbia voluto e desiderato essere ‘dentro’ ogni singolo fotogramma, e come abbia voluto trasmettere questa sensazione allo spettatore, catapultandolo dentro un’onda, un campo di grano, una rapida o, semplicemente dentro il dolore del viso di una ragazzina innamorata e di quello di un vecchio soldato rimasto solo, entrambi solcati dalle lacrime per un qualcosa di importante che non hanno potuto afferrare in tempo, che hanno dovuto lasciare andare via. Il personaggio di Chris – divenuto nel suo viaggio Alexander Supertramp, ovvero super vagabondo – interpretato da un bravissimo Emile Hirsch, nel suo cammino verso la verità incontra svariati personaggi: da una coppia hippie (sempre brava ed emozionante Catherine Keneer) ad un agricoltore mascalzone dal gran cuore (Vince Vaughn allegramente beffardo), tutte figure che tendono a colmare un vuoto familiare basato sulla menzogna e fonte di grandi sofferenze. Chris, però si lascia alle spalle ogni legame ed ogni affetto, per rincorrere il proprio credo: “libertà e bellezza sono cose troppo importanti per lasciarsele sfuggire”; ma giunto al termine di questa ricerca, convinto che la felicità vada oltre i rapporti umani e che sia da trovare in un legame totale e assoluto con la natura, Alex Supertramp capirà di aver fatto un grande errore e, tornando a “chiamare le cose con il proprio nome”, diverrà nuovamente Chris McCandless, lasciando al mondo la testimonianza di quanto è riuscito a comprendere. Il film di Penn regala momenti di grande cinema, immergendo lo spettatore in una fotografia ora luminosa e accecante (quando il protagonista è immerso nella natura) ora grigia e livida (nel breve, ultimo, momento di ritorno alla città). La colonna sonora, affidata al cantante dei Pearl Jam, Eddie Vedder, si fonde perfettamente con ogni immagine ed ogni parola, dando allo spettatore momenti di trascinante contemplazione.

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Un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Brad Pitt, George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Tilda Swinton.

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Titolo originale Burn After Reading. Commedia, durata 96 min. – USA 2008. – Medusa

 

Dopo l’oscar vinto per Non è un paese per vecchi, i Fratelli Cohen tornano con un piccolo e piacevole ‘intermezzo’, questa volta prendendo di mira la Cia. Non si tratta di un’analisi drammatica come quella offerta dal recente The Good Sheperd (diretto da Robert De Niro nel 2006) o dell’ormai cult I tre giorni del corvo (Sidney Pollack, 1975) bensì di una visione dissacrante e dallo humor al vetriolo. L’incipit è dato dal licenziamento per alcolismo di un analista della Cia (John Malkovich) che, per vendicarsi del ‘torto’ subito, decide di scrivere un libro di ‘scomode’ memorie sui suoi ex-datori di lavoro. Queste memorie, per una serie di casi, saranno smarrite e ritrovate da un’ingenua coppia di cultori del fitness (Brad Pitt, divertentissimo, e Frances McDormand) che cercheranno di trarne profitto. In questo intrico di malintesi e bugie verranno coinvolti anche la moglie dell’analista (Tilda Swinton, davvero glaciale e cinica) e il suo amante (un George Clooney esilarante nella sua idiozia).

 

A prima vista, l’ultimo film dei Fratelli Cohen sembra avere toni da commedia leggera, ma bastano pochi istanti per accorgersi di quanto in realtà se ne discosti: grazie ad un’ottima sceneggiatura e ad un montaggio perfetto, che amalgama in modo ottimale le vicende dei vari personaggi coinvolti, i Cohen mostrano come la società sia ormai avviata verso un sempre più profondo disfacimento morale; l’idiozia e il sospetto vincono sul buonsenso, tutti mentono, tutti tradiscono e gli ideali consolidati, oramai, sono solo la cultura del corpo perfetto e il mantenimento dei propri vuoti ruoli di potere; in tal senso, molto ben riusciti i duetti tra il capo della Cia, J.K. Simmons, e il suo vice, Richard Jenkins, totalmente sprovveduti di fronte alla confusa situazione che si trovano a dover gestire.

 

Il tutto è sorretto da un ottimo cast, da Brad Pitt (con ciuffo di capelli che ricorda il Johnny Suede interpretato per l’omonimo film di Tom Di Cillo nel 1991) e George Clooney, fantastici idioti, a John Malkovich e Frances McDormand, sempre magnifica e a suo agio nei film dei Cohen. E se in Fargo (sempre dei Fratelli Cohen, 1996) era proprio la McDormand ad essere l’unico personaggio positivo dell’intera vicenda, l’unico barlume di speranza in una società impazzita, in Burn after reading non compare nessuna figura esemplare, nessun detentore di etica morale: solo negativa stupidità, che inquieta trasformando il divertimento in amare risate e il film in specchio della società.

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