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Archive for marzo 2010

Antichrist

Un film di Lars von Trier. Con Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg. Drammatico durata 100 min. – Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia  2009. – Lucky Red – VM 18

Dopo l’approccio non convenzionale con la commedia ne Il grande capo (2007), il regista danese Lars von Trier torna a parlare del rapporto tra uomo e donna. Mentre lui e lei (Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg), marito e moglie, consumano un amplesso in preda alla passione, il loro bambino esce dal lettino, si sporge dalla finestra per guardare la neve e cade perdendo la vita. Dopo un mese, lei non riesce ancora a riprendersi dalla tragedia e lui, psicoterapeuta, decide di prenderla in cura, anche se questo infrange le regole della deontologia professionale. Isolati in una casa di montagna (indicativo in questo senso il nome datole, ‘Eden’), la coppia affronterà il lutto tra tentativi di terapia e sinistri presagi, fino al tragico epilogo.

L’ultimo film di Trier è sicuramente il più duro come impatto emotivo (e visivo): in un tentativo di terapia personale trasposta sul grande schermo, il regista svela senza filtri il suo rapporto e la sua visione sul sesso femminile: il personaggio di Dafoe altri non è che lo stesso Trier, diviso tra la volontà di comprenderlo e la consapevolezza che esso è unicamente portatore di insensatezza e di distruzione. Sono costanti i richiami che vanno dalla natura malvagia – ovviamente intesa come figura femminile, madre terribile e creatura satanica –  all’argomento di tesi a cui lavora il personaggio della Gainsbourg, il ginocidio, in cui la persecuzione delle donne viene però riletta in chiave di giustizia epurativa.

Ogni immagine della natura proposta da Trier ha in sé qualcosa di evocativo e di terribile: la natura è malvagia (l’aquila che smembra il pulcino caduto dal nido), insensibile (il capriolo che procede tranquillamente nonostante il cucciolo abortito), e autodistruttiva (la volpe che si dilania da sola); il regista trasporta questa visione apocalittica nella figura femminile, cercando prima una via di salvezza nella terapia per poi arrendersi all’impossibilità della comprensione, arrivando alla sua neutralizzazione attraverso la negazione del piacere, intesa come punizione e purificazione catartica.

Perfetto a livello tecnico, a partire dalla limpida fotografia, spesso virata in bianco e nero, Antchrist evidenzia due belle e coraggiose prove da parte della Gainsbourg e di Dafoe, proponendo ancora una storia dai contenuti forti, spiazzanti e spesso scioccanti, in uno dei film più difficili e personali del regista.

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Un film di Paolo Virzì. Con Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Marco Messeri.

Commedia, durata 116 min. – Italia 2010 . – Medusa

Lasciata la Roma di Tutta la vita davanti (2008), Virzì torna nella sua Livorno per raccontarci una storia di incomprensioni e di legami familiari. Bruno Michelucci (Valerio Mastandrea), professore di italiano a Milano, costantemente infelice e disilluso, viene contattato dalla sorella Valeria (Claudia Pandolfi) per andare a  trovare la madre (Stefania Sandrelli), malata terminale. Il viaggio di Bruno verso la città natale sarà anche un ritorno con la memoria nel passato, un tuffo nel ricordo di quella madre troppo belle e troppo vitale che l’aveva spinto alla fuga anni prima.

Attraverso la divertente e vitale interpretazione di Micaela Ramazzotti (Anna da giovane), Virzì ci presenta una donna allo stesso tempo forte ed ingenua, che reagisce ad ogni difficoltà in maniera forse inquieta ma sempre senza perdere l’allegria. Questa figura inafferrabile, che non si concede a nessun uomo se non al marito (che non la comprende, scacciandola, pur rimanendone costantemente affascinato), decide di dedicare tutto il suo amore ai figli. Gli effetti di questo amore totale ed incondizionato sono manifestati dal figlio maggiore, che non riesce ad instaurare un vero rapporto con la fidanzata e che cerca di riempire il proprio vuoto interiore attraverso sostanze stupefacenti. Ripercorrendo le tappe della sua vita – attraverso la bella fotografia “anni ’70” di Nicola Pecorini e una colonna sonora dal sapore melodico e retrò – e mescolandole a decisioni e segreti venuti a galla quasi per caso, Mastandrea ci offre un’altra delle sue belle interpretazioni disilluse e sopra le righe (da notare anche l’impegno per riprodurre la pronuncia livornese). Brava la Ramazzotti, che si sta rivelando sempre più in grado di crescere in maniera interessante, stupenda come sempre Stefania Sandrelli e menzione speciale ai comprimari, a cominciare dai bravi Claudia Pandolfi e Marco Messeri: tutti al servizio di una ritrovata commedia all’italiana, senza volgarità gratuite, in cui i sentimenti non sono mai presentati in modo stucchevole ma sempre dolci e con un fondo di amarezza. Come la vita.

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Soul Kitchen

Un film di Fatih Akin. Con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan.

Commedia, durata 99 min. – Germania 2009.

Il regista turco-tedesco Fatih Akin racconta le (dis)avventure di Zinos (Adam Bousdoukos), un immigrato greco proprietario di un ristorante dalle scarse pretese culinarie nella periferia di Amburgo (il Soul Kitchen che da il titolo al film); Zinos ha una fidanzata ricca e viziata, un fratello, Illias (Moritz Bleibtreu) che ha problemi con la giustizia, guai con il fisco e, a causa di un incidente sul lavoro, anche con la schiena. Proprio a causa dei suoi problemi di salute, Zinos decide di assumere un nuovo cuoco, esperto di alta cucina, per rimettersi in sesto e, soprattutto, per raggiungere la fidanzata , corrispondente in trasferta in Cina. Il tutto fronteggiando le continue offerte di un vecchio compagno di scuola, che vorrebbe acquistarne il locale con intenti poco chiari.

Lontano dalle poetiche introspezioni de La sposa turca (2004, vincitore al Festival di Berlino), Akin propone una rivisitazione in chiave soul dei cinque sensi: in questo film a farla da padrona è una divertita (e divertente) esteticità, il gusto per il cibo raffinato, la fotografia accurata, la ricerca della perfezione (culinaria ed artistica: basti vedere le figure del cuoco o della cameriera Lucia, occupatrice abusiva di loft ed aspirante artista). E’ soprattutto la musica, però, ad emergere e a risolvere le situazioni: quando il locale resta vuoto per l’abbandono dei clienti abituali, affezionati ai menù a base di pesce fritto e birra, basta una serata da “sala prove” per riempirlo, regalandogli così il vero e proprio lancio.

Piacevole rivelazione Adam Bousdoukos, protagonista decisamente espressivo, davvero divertente nel suo “corpo a corpo” con il mal di schiena, mentre Moritz Bleibtreu, da The Experiment (2001) a La banda Baader Meinhof (2008), si conferma attore capace e travolgente. Sulle note di una strepitosa colonna sonora, Akin ci guida in una vicenda che, pur risultando astutamente confezionata, sazia gli occhi, le orecchie e l’anima, ricordandoci che i sogni non sono così irraggiungibili se ci si crede veramente.

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